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Come sottili gigli scuri nel buco profondo del mare, sono i lacci che ti stringono i fianchi. Annodati a fiocco, elastici, tesi sopra il cuscino della carne. Oltre lo specchio rifratto la luce s’increspa, ti avvolge e rimanda l’immagine tua, delle gambe che s’agitano mentre sospesa nuoti. A tratti i seni, liberi dalla briglia, cavalcano lucidi al di qua delle onde, e allora ridi. Illumini il sale, li’ dove ombra raccoglie il sole. Lo sciabordio dell’acqua attorno ai nostri corpi, si confonde con la risata, e l’aria invade, il vento spande, conduce il fremito che ci scalda il ventre. Sul tuo, poso le mani. Con le dita cerco lidi da cui cantarti. Le mutandine scivolano in basso. Alzi i piedi, ne scavalchi i cerchi. E adesso all’improvviso taci. L’ansimo si carica, nuda mi osservi.

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